..il Maracanaço

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« Voi, brasiliani, che io considero vincitori del Campionato del Mondo.

Voi, giocatori, che tra poche ore sarete acclamati da milioni di compatrioti.

Voi, che avete rivali in tutto l’emisfero. Voi che superate qualsiasi rivale. Siete voi che io saluto come vincitori! »

(Ângelo Mendes de Morais, Prefetto del Distretto Federale, prima del calcio d’inizio)

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MARACANAÇO

(lettera ai giocatori della República Oriental del Uruguay)


Perché avete portato via i balli del mattino?

Perché avete reso stupide le medaglie d’oro già coniate?

Perché ci avete costretto a cambiare per sempre la nostra divisa immacolata?
E che ne sarà stato degli orologi di ‘Campioni del Mondo’ consegnati alla vigilia? Ve li avranno regalati? 

E Alcides.. Alcides avrà capito che il suo pallone aveva trafitto il cuore di Barbosa?

E Barbosa avrà capito di esser morto -sì, morto- quel giorno?
Jules Rimet rimase solo
non poté neppure onorare il Vostro capitano Obdulio Varela.

La banda aveva un solo inno, ma non si suona l’inno degli sconfitti.

Scusate

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Note

Il 16 Luglio 1950 davanti a 199.854 spettatori si disputó allo Stadio Maracanã di Rio de Janeiro la partita conclusiva del girone finale per l’assegnazione del titolo di Campione del Mondo (unica occasione in cui la finale non è stata disputata in gara unica).

Ai padroni di casa, che comandavano il girone con un punto di vantaggio sugli uruguagi, sarebbe bastato il pareggio per trionfare, ma dopo il 7-1 alla Svezia ed il 6-1 alla Spagna, tutto faceva pensare ad una formalità, ed i brasiliani festeggiavano già da alcuni giorni.

Il mattino del giorno fatidico i balli in strada assursero alla dimensione di un vero e proprio carnevale.

Furono stampate mezzo milione di magliette celebrative e coniate 20 medaglie d’oro con i nomi dei calciatori brasiliani.
Gli orologi con la scritta ‘Campioni del Mondo’ furono consegnati alla vigilia.
Poi, però, arrivò il match.

Il Brasile passò in vantaggio con Friaça al 47′, ma poi due reti della celeste (Schiaffino al 66′ e Ghiggia al 79′) decretarono la sconfitta brasiliana e la Coppa andò ai platensi.
La cerimonia di premiazione fu annullata a causa del caos e dello sconforto: il Presidente della Federazione Internazionale Jules Rimet consegnò fortuitamente la coppa al capitano dell’Uruguay senza neanche poterci parlare.

Non fu suonato l’inno uruguagio perché -semplicemente- la banda aveva solo la partitura dell’inno brasiliano.

Le cronache dell’epoca parlano di almeno 10 morti per infarto sugli spalti, e 2 persone suicidatesi lanciandosi dagli spalti nel vuoto.

Fu proclamato per 3 giorni il lutto nazionale.

Il portiere Barbosa, colpevole agli occhi dei suoi connazionali di non aver parato il tiro di Ghiggia, ha vissuto tutta la vita nell’ignominia e lo scherno, dovendo sopportare offese ed umiliazioni (nel 1993 -cioè 43 anni dopo- gli fu negato il permesso di far visita alla nazionale carioca in quanto considerato iettatore).

Dopo quella partita, fu deciso di cambiare la divisa della Seleçao ed a tal proposito fu indetto un sondaggio popolare per decidere il nuovo completo: vinse la bellissima maglia verde-oro, con calzoncini azzurri e calzettoni bianchi; tutti i colori della bandiera.

Per tutti i brasiliani, il 16 Luglio resta un giorno triste, il giorno del Maracanaço.

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